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(Capinch #4 - Giugno 2002)

Una label, e per di più piccola e indipendente, può passare alla storia per una quarantina di singoli e una dozzina di albums? Si, se la storia è quella del Rock’n’Roll e l’etichetta è quella a cui è indissolubilmente legato un suono peculiare, grandissime bands, un’epoca e un’area geografica ben definita, in questo caso il Texas nella seconda metà dei ‘60s. I dischi della International Artist di Houston crearono una frattura nel corso degli avvenimenti e non solo musicali, visto che altrove (leggi California) le intuizioni e le tossiche attitudini degli intestatari di tali dischi vennero raccolte e rielaborate in chiave decisamente politico-culturale. Non tutto ciò che uscì col marchio IA fu realmente di valore eccelso, ma quei pochi dischi dalla caratura a dir poco galattica fanno sì che l’alone di leggenda rifulga ancora di splendore attorno a questa fondamentale etichetta. L’artefice di tutto questo fu tale Lelan Rogers, spietato affarista e autentico Mangiafuoco che intascò tutti i proventi facendo fallire la label e fuggendosene dopo circa due anni di attività, per tornare a trafficare con quei dischi sin dal decennio successivo, ripubblicandoli (in un cofanetto) e vendendone a cuor leggero più volte i diritti (Radar, Charly/Decal, Collectables, Get Back…), facendo si che questi albums siano facilmente reperibili in versioni più o meno fedeli agli originali introvabili se non a prezzi da collezionisti arabi.

Lelan si era trasferito in California, a seguito del fratello, il cantante country Kenny Rogers, intorno al 1966, quando dal suo amico Fred Carroll e da due avvocati, Noble Ginther e Bill Dillard, i quali un anno prima avevano fondato a Houston la IA, gli arrivò un pacco con 7 singoli e una richiesta di promozione (Lelan lavorava per la Reprise e la A&M). Tra questi c’era You’re gonna miss me/Tried to hide dei 13th Floor Elevators su Contact Records. Tornò immediatamente in Texas e acquisì i diritti della Contact nonchè chiese e ottenne la gestione manageriale della IA e degli Elevators. È l’inizio del mito. Una delle prime uscite fu il singolo, registrato ex-novo, di You’re gonna miss me, a cui seguì un tour in California, dove a San Francisco suonarono il loro acidissimo, drogatissimo e violentissimo gig due settimane prima che i Grateful Dead facessero la loro comparsa con tutto cio che ne conseguì. Tornarono in Texas, li aspettava la polizia che da adesso in poi romperà loro i coglioni ininterrottamene per il loro palese amore verso l’ LSD (ancora deve essere bandito), e Lelan per pubblicare il primo Lp e dar vita a quello che a lui è servito solo a far soldi mentre al mondo intero a cambiare totalmente la rotta da seguire.

13TH FLOOR ELEVATORS: The psychedelic sounds of… (IA LP01). Mi ci vorrebbe un intera fanzina per parlare di questa band e dei suoi dischi soprattutto di fottuti capolavori come questo. Uno dei dischi più importanti nella storia del R’n’R. Un tour de force creativo vibrante di tensione e di completa dissoluzione cerebrale. La musica e le atmosfere sono ora violente, ora rarefatte, ora entrambe le cose. I testi sono ambigui nello stile lirico del poeta Dylan (Bob, non Thomas). La voce spiritata di Rocky Erickson è il perfetto punto d’incontro tra un Jerry Lee Lewis country e un James Brown urlante, il tutto tra le pareti di un manicomio. Il sound è un garage drogato di visioni e rumori in cui ognuno del gruppo dice la sua.È il disco che ha cambiato il modo di concepire le cose in quegli anni. Da allora ne sono state vendute centinaia di migliaia di copie, legali e illegali. You’re gonna miss me è stata coverizzata anche dallo Zecchino D’Oro e tu non puoi non avere questo disco, anche (soprattutto) se ascolti Classica, Jazz o New Age.

RED CRAYOLA:The parable of Arable Land (IA LP02). Disco di libero rumorismo e rock d’avanguardia nonché punk nell’attitudine (alcuni di loro non avevano mai suonato uno strumento) e sorprendentemente naif e futuristico nel risultato. Strampalati e geniali, presero noti riffs (Hey Joe su tutti) e li sottoposero al trattamento di quello che forsè è il gruppo più radicale dell’intera scuderia di Rogers.

LOST & FOUND: Everybody’s here (IA LP03). Roky Erickson era il loro mentore. Furono tirati fuori da galera dai legali dell’etichetta (solito LSD) e pagarono con quest’acido album dalle trattorie lisergiche anche se, a volte, leggermente lunghe e tipicamente californiane. Un album non completamente riuscito ma tuttavia più che interessante.

GOLDEN DAWN: Power plant (IA LP 04). Dopo gli Elevators furono la band più interessante della scuderia, benchè non lasciarono altro che questo affascinante disco dal marcato orientamento folk rock e modellato in eccellenti songs avviluppate di acidità e rimandi e riferimenti al mondo delle alterazioni sin dal titolo e dalla copertina dell’album. Purtroppo soffrirono del fatto che Rogers fosse più preso dalla difficile gestione degli Elevators e non potè promuovere adeguatamente disco e band, e per questo si sciolsero.

13TH FLOOR ELEVATORS: Easter everywhere (IA LP05). Rispetto al formidabile esordio è un disco leggermente meno acido e più meditativo. Emerge un’inaspettata e ricercata vena folkeggiante, ma artisticamente non segnala cali al confronto col suo illustre predecessore, con l’unico handicap di non avere un brano portante come You’re… Per alcuni è anche superiore al primo ed episodi come l’acida trasfigurazione della dylaniana It’s all over now baby blue oppure Dust rendono difficile la confutazione. La band è ormai allo sbando e questo disco diverrà un bellissimo canto del cigno.

LIGHTNIN’ HOPKINS: Free form patterns (IA LP06). Non sicuramente il migliore della sconfinata discografia di questo leggendario personaggio del blues, ma tuttavia un disco onesto e soprattutto accompagnato, in quattro brani, dalla sezione ritmica degli Elevators. Il Texas è soprattutto blues...

RED CRAYOLA: God bless the Red Krayola and all who sail with it (IA LP07). Rispetto all’esordio manca della freschezza espressiva sacrificata per una ricercata anarchia di costruzioni sonore di rock free-form in cui jazz, esotismi vari e dementi filastrocche prendono il posto del linguaggio psichedelico che aveva caratterizzato la prima prova. Tuttavia la band anticipò sonorità più tardi riprese da altre art-bands e infine dalla new wave (è sintomatico che nel 1978 uno dei fondatori dei Crayola, il chitarrista Mayo Thompson entrò stabilmente nella line up dei clevelanders Pere Ubu).

13TH FLOOR ELEVATORS: Live (IA LP08). Non è un live, né un album degli Elevators ma una bieca operazione commerciale di Rogers che prese inediti e outtakes della band e vi ci aggiunse falsi applausi. Non sono assolutamente gli Elevators stupendamente immortalati, in tutta la lorio cattiveria, in Fire my bones (Texas Archive recs 1985) ma resta tuttavia un disco interessante, a parte l’artifizio.

13TH FLOOR ELEVATORS: Bull of the woods (IA LP09). Un disco fiacco e flaccido inutile all’arte e alla vita. Non c’è neanchè più Roky Erickson (e la sua preponderante personalità), già in manicomio, e la band è praticamente sciolta. Degli Elevators c’è solo il nome.

BUBBLE PUPPY: A gathering of promises (IA LP10).Un disco tutto fuorchè psichedelico. Rock di maniera tra blues e hard. Esattamente ciò che serve a Rogers per tirar su un bel po’ di soldi con le vendite che risultano le migliori nel catalogo (14° in charts). E pensare che sin dalle premesse (la band era formata da ex Bad Seeds) poteva essere un altro centro.

DAVE ALLEN: Color blind (IA LP11). Niente di particolare. Un disco di blues tradizionale e convenzionale ma impersonale e privo di mordente. Allen non è Lightnin’ Hopkins e si sente. Probabilmente anche questo disco viene pubblicato con l’illusione di seguire le fortune e le vendite dei Bubble Puppy.

ENDLE ST. CLOUD: Thank you all very much (IA LP12). Una band avvolta dal mistero per un disco che segna il ritorno della International Artists alle sonorità poco usuali. Non un disco all’altezza della follia sperimentale dei Crayola ma tuttavia un bel mix di musica e non-musica che più di una volta spiazza e sorprende l’ascoltatore.

V.V.A.A.: Epitaph for a legend (IA LP13). Uscito nel 1980, questo doppio album è uno dei due fondamentali compendi alla discografia ufficiale della label. Vi trovano posto alcune bands uscite sui singoli (Inner Scene, Chaynes, Patterns, Chapparrals, Thursday’s Children, Electric Rubayyat), una session inedita dei Crayola, un notevole demo di 25 M.P.H. dei Lost & Found, una facciata dedicata al blues (Hopkins, Allen e Big Walter) ed una, interessantissima, agli Elevators con outtakes, sessions acustiche (di Erickon), interviste, radio spots e un singolo della band pre-Elevators, gli Spades. Veramente un degno epitaffio. Dicevamo uno dei due compendi, infatti l’altro è una raccolta di singoli edita dalla Decal nel 1989 (International Artist Singles Collection) in cui appaiono Elevators, Bubble Puppy, Lost & Found, Thursday’s Children,…).

 

Nel ‘68 Rogers, lasciò l’etichetta e si diresse a Nashville dove fondò la Silver Fox Records, label di country rock che gli fece arrivare dollari a palate. Nel frattempo la IA arrancò nel buio sino a fallire completamente nel 1971. Rogers si ripresentò e a quattro spiccioli rilevò tutti i diritti dei dischi con i quali, durante tutti questi anni, ha fatto i propri e porci comodi, spesso rinnegando la maggiorparte delle proprie azioni e sputando nel piatto in cui mangiava. Ma anche questo è rock’n’roll.

Bene, il discorso Elevators non si può esaurire in due cazzate sparate per accennare a quattro dischi quindi appuntamento al prossimo numero dove approfondiremo l’argomento inoltrandoci nei meandri della lisergica e visionaria follia della sbandata band di Austin.

Datemi il tempo che crescano le piantine in balcone...   (vedi articolo su 13th Floor Elevators su Capinch #5)